'Questo non puoi farlo' 'Cosa diranno le persone?' 'Poi perderai il lavoro' 'Non ti sembra di esagerare?' 'Ti daranno della pazza' 'L'aborto è un omiCidio' 'Pensa a fare le cose tue' 'Così sembrerai una poco di buono' Per secoli le donne sono state gambizzate e continuano ad esserlo. Hanno voluto mettere a tacere le loro attitudini, i propri talenti e i propri modi di stare al mondo nel nome di leggi che le hanno volute zitte, immobili e per nulla senzienti. Paura e retaggi culturali sbagliati hanno fatto la loro parte imprimendo convinzioni. Quella paura però è stata fronteggiata da molte figure le cui voci sono giunte a noi e continuano a pulsare e a vivere. Voci ribelli che hanno fatto la vera Rivoluzione e sfidato le leggi. Ortensia, Giustina Rocca, Fatima al-Samarqandi, Belva Lockwood, Soumay Tcheng, Eleanor Roosevelt, Constance Baker Motley, Gisèle Halimi, Simone Veil, Ruth Bader Ginsburg, Asma Jahangir e Hin...
Ci sono modi di dire che vorrebbero ammonirci spesso, preconfezionando frasi e facendoci ingurgitare supposizioni che pensiamo diventare convinzioni. 'Le parole se le porta via il vento', questo è uno di quei detti. Quante volte lo abbiamo sentito? Quante volte abbiamo No, le parole non se le porta via il vento. In casi isolati, forse. Le parole diventano armi, uccidono e smembrano. Le parole radono al suolo, diventano una fucina di odio e devastazione. I genocidi non prendono le mosse dalle uccisioni di massa. I genocidi iniziano con le parole: parole degradanti, disumanizzanti; parole che tolgono dignità. Iniziano con le discriminazioni razziali, etniche, religiose e di genere; con l'intolleranza e la propaganda di odio verso le altre identità; parole che giustificano e normalizzano la violenza. Che si insinuano nei discorsi quotidiani fino a trasformarsi in incitamenti espliciti allo sterminio contro un intero gruppo di persone. Lo scrive l...