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I frutti del Congo - Alexandre Vialatte

 


Esistono libri che hanno attraversato secoli restando indenni, che parlano ancora a lettori e lettrici attraverso il sacro fuoco della parola scritta. Si rifanno l'abito, vengono ritradotti e rischiarati da nuove cover. E poi ci sono altri libri che necessitano dei lavori inauditi portati avanti da Case editrici indipendenti, senza le quali probabilmente non li leggeremmo mai. 

Prehistorica editore è una di queste realtà editoriali che più stimo per quel lavoro certosino portato avanti minuziosamente tra scelte dei testi, copertine e lavoro di traduzione. Si occupa in toto di Letteratura francese attraverso quattro collane, tra cui 'Ombre lunghe' che riporta in auge opere di narrativa per 'proiettare le loro ombre lunghe nel mondo di domani'. 'I frutti del Congo' è uno dei capolavori di Alexandre Vialatte, un Maciste della letteratura francese del Novecento che tra l'altro ha presentato ai francesi l'opera kafkiana.

'HIT' è l'acronimo di 'Human Intelligence Translator e se doveste leggere testi editi da Prehistorica troverete questo logo impresso sulle pagine finali di ogni opera. Il che mi fa commuovere parecchio e denota la qualità della casa editrice. Traduttori e traduttrici sono fondamentali e Gabriella Bosco che ha tradotto l'opera di Vialatte è stata mirabile. 


Ho impiegato più del previsto per riportarvi le mie impressioni su un'opera del genere, perché Vialatte ha una prosa incredibilmente ricca, barocca, rocambolesca. 'I frutti del Congo' non può essere incasellato in un genere ben definito e sebbene possiamo raccontarne la sinossi risulta essere molto lontano da opere a noi più comuni. 


Sull'aletta di copertina leggiamo:


I Frutti del Congo, è innanzitutto un volantino pubblicitario di una magnifica donna nera che porta con sé dei limoni d’oro. Ma anche i sogni degli scolari di una cittadina della montagnosa Alvernia, per i quali questa illustrazione simboleggia l’impresa estrema, la poesia stessa dell’esistenza.


Cos’è del resto l’adolescenza? Proprio questa è la questione cui l’autore risponde, senza di fatto avere bisogno di rispondere, in questo romanzo. Vialatte infatti ci mostra l’adolescenza, con le sue stravaganze, le sue sublimi aspirazioni, i suoi amori febbrili; ci mostra al tempo stesso una città di provincia con le sue kermesse, il suo assassino, il suo dottore, il liceo e la piazza.


Uno dei protagonisti del libro, il giovane Fréderic, si nutre continuamente di avventure nel collegio che frequenta e nel club dei 'Piaceri di Corea'; un cappello del tipo bombetta diventa il suo ed è innamorato, come la voce narrante, della 'négresse' che circola fra le Isole, il Labirinto e il Mulino a Vento. Di Dora non sanno realmente dove abita, e neanche da dove viene. Sarà forse un sogno? Un'epifania intrisa di altre storie che nascono e si cibano della fantasia di quei ragazzi e degli altri personaggi che animano le pagine? 


Tre volte Dora ci apparve da lontano. Facevamo di lei, nella nostra idea, colei che conduce il canto e le battaglie, quella che passa sotto al portico. Una volta venne accanto a noi. Ma l'eccesso stesso della nostra attesa ci paralizzò di colpo. Dora ci guardò con i suoi occhi verdi, e se ne tornò nei suoi cespugli, tranquilla, come il 'gattl che se ne va tutto solo'


400 pagine pregne di avventura, evanescenza e realtà. 

E come tutte le avventure che si rispettino una parata di personaggi. Docenti strambi di chimica, latino, filosofia; donne incredibilmente belle e misteriose che risultano evanescenti come gli stessi sogni e lui, Monsieur Panado, il custode del Grande Segreto. 

La sua sagoma inconsistente e la sua fibra gelatinosa facevano di lui il più malefico testardo della nostra palude più morta, un personaggio così inquietante, sin da quell'epoca embrionaria, che avevamo dovuto inventare uno slogan, e uno slogan che sapevamo bugiardo, per rassicurarci noi stessi da lui. 


In Vialatte tutto è magia, epopea, metafora delle scoperte e delle verità di vita che, purtroppo, sono costruiti anche su eventi spiacevoli e criminosi. Questa penna sa rendere poetico persino un calzino bucato e si, mentre con occhi sognanti leggerete delle avventure e fantasie dei protagonisti riderete anche di gusto. Perché Vialatte sa essere anche ironico nello scandagliare fantasie e situazioni. 

Eravamo decisi partigiani del mistero, ma di un mistero al nostro servizio, docile e sicuro. Dove mancava, ne mettevano, e là dove c'era non lo vedevamo. Ci vuole parecchio tempo nell'esistenza prima di saper situare bene i misteri. Per di più cambiano sempre di posto.

Così è la vita, fantastica epopea.

Ringrazio la casa editrice per la copia e la fiducia.




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