Passa ai contenuti principali

Il periodo del silenzio - Francesca Manfredi

 

Silenzio. 

Un sostantivo che ci riconduce immediatamente ad una sensazione di vuoto. Il non detto, la non parola, il non vissuto...forse. Perché oggi siamo oberati di parole, di presenze ingombranti che ci fanno credere che quel che più vale è questa, la parola espressa ad ogni costo. Eppure il silenzio può farsi così ingombrante fino ad implodere e riversare tutti i suoi significati nel marasma del detto ad ogni costo. Un plettro che muove anche le corde più tese. 

Francesca Manfredi ritorna con un'opera pubblicata da La nave di Teseo dopo aver vinto il premio Campiello Opera Prima con la raccolta di racconti 'Un buon posto dove stare' e dopo la pubblicazione del romanzo 'L'impero della polvere'. 

'Il periodo del silenzio' è un romanzo che ho piluccato, riletto in alcuni punti. Mi ci sono soffermata e per diversi istanti mi sono sentita come Cristina, la protagonista che ad un certo punto della sua vita decide di incasellare la stessa nel silenzio una sera settembrina. Via ogni social, via ogni sfilacciatura. 


Una cosa sapevo, dalla numerosa letteratura dedicata e influenzata da, consumata a suo tempo: quando consacri la tua vita a una dipendenza, sia essa costruita per eccesso o per privazione, come l'anoressia o gli amori impossibili, quella dipendenza si prende tutto. Mi stava bene. Avrei fatto accadere la stessa cosa. Avrei permesso al silenzio di prendersi tutto ciò che al silenzio si sarebbe rimesso, come una sorta di test di ingresso retroattivo per le persone che mi stavano attorno. 

Cristina che con la parola ci lavora, Millenial Archivista di biblioteca, precaria in questa società strabordante di parole. Cristina che ha un'amica che pullula di vita, Silvia, e una sorella alla quale decide di comunicare la propria scelta con una lettera. Proprio così, nessun messaggio su whatsapp. E noi la sentiamo questa spirale di pensieri, di parole non dette ma ingurgitate e vorticanti nella voce narrante della stessa; una prima persona così vividamente impressa e caratterizzata sulla carta. Cosa potrebbe spingere a scegliere il silenzio in un'esistenza in cui ci si deve abbarbicare ad ogni manifestazione della parola per farsi comprendere? Ci pensate mai? 

E' anche per questo che lo sto facendo. Come insolito atto di purificazione, per regalarvi la possibilità di avere a che fare con una persona migliore. Per dare a me stessa la possibilità di essere felice.  E ho capito che la mia felicità, adesso, passa attraverso il silenzio. Ho bisogno di allontanarmi dalle parole per recuperare il loro significato. Perché non lo capisco più, il punto è questo. 

Allontanarsi per ritrovarsi, per ritrovare la forma di quelle parole troppo spesso bistrattate, violentate da chi ne proferisce senza comprenderne il vero senso. Si tratta di ciò che accade nel nostro quotidiano, in fin dei conti. Questo non è soltanto un romanzo fortemente introspettivo, ma pregno di riferimenti agli aspetti sociali che costantemente ci riguardano. Francesca Manfredi ha una scrittura che lascia il segno, fluida e frutto di un lavoro durato sei anni in questo caso. Ho avuto occasione di ascoltare l'autrice in un incontro per cui ringrazio ancora la casa editrice e, successivamente, riascoltarla dal vivo. Il romanzo nella fase embrionale ha cominciato a svilupparsi da una storia che le è stata raccontata da una ragazza, ha affermato. Da qui la gestazione in un'opera che ci parla dei significati di un'esistenza spesso soverchiata dalle aspettative altrui. Manfredi ha interpolato questa scrittura introspettiva a riferimenti che ben rendono il lavoro portato avanti prima della pubblicazione. Riferimenti in ambito psicologico e non solo. Cristina ad un certo punto adotta un pesce scorpione, Harpo, con il quale quasi entra in simbiosi. 

Era l'animale perfetto con cui condividere la mia condizione: l'unico essere vivente che non mi ricordasse ogni volta la mia scelta, che non rappresentasse una sfida o che non mi facesse sentire una delusione costante. 

Il silenzio procede a testa alta nei capitoli che riportano i nomi dei mesi, fin quando la scelta di Cristina diventa quasi un case study. Un finale che mi ha lasciato un cratere nel petto e altri pensieri vorticanti. 

Bellissimo, dovete leggerlo. 

Ringrazio ancora Alice, Francesca e la nave di Teseo per l'opportunità.



Commenti

Post popolari in questo blog

Cosa faresti se - Gabriele Romagnoli

Sono sempre stata affascinata dai meccanismi del tipo 'sliding doors' (chi ha guardato il film con Gwyneth Paltrow mi comprenderà ed afferrerà)...motivo per cui il titolo di Gabriele Romagnoli ha captato la mia attenzione, stuzzicato la mia curiosità, ammorbato la mia voglia di leggere storie del genere che no, non sono state colmate in toto, e vi spiego perché.  TRAMA   Cosa faresti se, nel tempo breve di una giornata o di un attimo, dovessi scegliere fra due alternative, ognuna critica, ognuna destinata a ridefinire l'idea di te stesso, a cambiare il destino tuo e altrui? Una scelta irresolubile eppure necessaria, come quella che si trovano costretti a prendere Laura e Raffaele, una coppia che desidera adottare un figlio e si ritrova a decidere in poche ore - una lunga, interminabile notte - se diventare genitori di una bambina gravemente malata. O come capita a Adriano, che un mattino si sveglia e scopre da un video sul cellulare che il figlio ha preso in prestito la sua

Come ho vinto il Nobel - Julius Taranto

C'è una nuova voce nel panorama letterario americano; una voce che ha contezza di ciò che vuole raccontare e che sa raccontarlo con acume privo di retorica e senza risultare troppo scontata, la voce di Julius Taranto. Atlantide l'ha portata in Italia pubblicando 'Come ho vinto il Nobel' nella splendida traduzione di Ilaria Oddenino, regalandoci un romanzo al tritolo pregno di citazioni, humour e riflessioni pungenti. Scrivo di contezza perché la materia narrativa affrontata da Taranto non è la solita alla quale siamo abituati, e dovendo affrontare tematiche attuali ed impattanti, sarebbe stato labile il confine con i cliché.  La mia materia di studio era il modello teorico Zhou-Einstadt-Smoot. Dopo l'università avevo declinato lucrose offerte da parte di Google e J.P. Morgan a favore di un faticoso dottorato sotto la supervisione di Smoot in persona. Newton e Leibniz avevano simultaneamente inventato il calcolo infinitesimale...Le previsioni della loro teoria erano

Abbandono - Elisabeth Åsbrink

Quello che Elisabeth  Åsbrink  ha scrit to rientra fra i romanzi familiari che per me rasentano la perfezione. Ciò perchè la scrittrice e giornalista svedese ci ha regalato un libro in cui le vicende familiari dei protagonisti sono incastonate alle vicende della Storia in un equilibrio mai precario, un intreccio esemplare frutto di due anni di ricerche appassionate e collaborazioni con studiosi e ricercatori. La scrittrice è diventata nota per la grande capacità di fondere penna narrativa e penna documentaristica con minuzia, e in 'Abbandono', tradotto dallo svedese per Iperborea da Alessandra Scali, questa capacità è emersa con fermezza. Substrato fondamentale del romanzo, la stessa storia della scrittrice, nata a Stoccolma da padre ebreo superstite della Shoah e madre inglese. Le sue vicende famigliari sono state toccate da ciò che leggiamo in Abbandono.  Per capire la mia solitudine avevo bisogno di capire quella quella di mia madre. E per capire lei dovevo prima capire mia