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L'inverno della lepre nera - Angela Tognolini

 


Esistono libri che ti entrano dentro e non vanno più via. Libri le cui pagine ti parlano a cuore aperto e sembrano conoscere anche frangenti delle nostre, di storie. Dei nostri sogni scorticati e di viaggi nei ricordi dolorosi, di interrogativi mai colmati e di nuovi dispiaceri. Pagine che scorrono via come una lunga sorsata d'acqua dopo aver raggiunto la vetta di un monte, come quelli descritti in questo romanzo. Libri come 'L'inverno della lepre nera' scritto da Angela Tognolini (Bompiani) . Uno dei libri più belli letti ad ottobre e in generale negli ultimi mesi. Di una bellezza e profondità disarmanti.


Nadia è una bambina di nove anni, ma ha conosciuto il dolore e gli interrogativi irrisolti legati ad un padre assente e ad una madre così coriacea. Interrogativi a cui se ne aggiungono altri una mattina del 26 dicembre, quando sua madre le dice che devono andare via per un po'. Fra i bagagli, un paio di scarponcini da montagna, e L'atlante degli animali a cui è tanto affezionata. Direzione, la baita di zio Tone, il fratello di Rosa, lo zio che a quella nipote adesso donna impassibile e dalle mani nodose ha insegnato a fare le pomate dalle resine e molte magie sulla montagna. Rosa, bambina 'sporca e scarmigliata' sorella di quattro fratelli in una famiglia ingombrante slegata dalla sua voglia di evasione. 


Ero una bambina alta, forte e goffa, così simile ai miei fratelli da confonderci quando giocavamo o lavoravamo, le teste nere e ricciute una vicina all'altra, le braccia scure che si agitavano, le mani sempre pronte ad acciuffare, stringere e picchiare. Parlavo poco come loro e mi piacevano le stesse cose: il bosco, i campi, il legno e le piante. 


Questa giovane donna così selvatica e meticolosa nello studio prenderà poi la propria strada e conosceremo, nelle pagine alternate alla narrazione di Rosa, il suo passato riverberato sul presente di una madre e di una figlia fra le quali si è interposto il risultato di anni trascorsi a non rendere giustizia alle ferite del passato. Perché in un modo o nell'altro, la corsa non deve finire. Ce lo racconta anche la leggenda sulla Lepre nera che dà il titolo al romanzo; una lepre antica, magica e immortale che fa cambiare le stagioni, da quel che racconta zio Tone alla piccola Nadia, o meglio dire 'barba', vuol essere chiamato così. 


Si cade, ci si rialza. Si cade di nuovo, ci si rimette in moto. Nonostante tutto, nonostante dolori che deflagrano e derubano la tua essenza più ancestrale, e ne sa qualcosa Rosa che Nadia osserva quasi con riverenza e timore. Questa madre che sembra avere le tenaglie al posto delle mani a volte. Quanto siamo responsabili noi e quanto il destino? 


Quello che siamo non è solo colpa nostra. È anche il risultato di quello che ci succede. Lo senti quando ti si incastra la lama, che intacchi il legno? Quando la vita ci taglia male, noi rimaniamo intaccati. Le cose felici ci fanno più lucidi, più belli. Le cose tristi ci rendono ritorti e bitorzoluti come alberi pieni di nodi.


Questa storia ci parla anche di questo, attraverso la voce di Nadia e Rosa. Vogliamo dare sempre il meglio di noi, tendiamo spesso a celare ciò che alla fine ci sta rendendo un guscio vuoto con la bellezza dell'effimero e la caducità di quei momenti all'apparenza perfetti ma goffi. E invece no, bisogna avere contezza delle cadute e di quei sogni slabbrati per poi ricominciare il giro.


La vita somiglia a una ragazza che incespica lungo un pendio. È lei a dirigere i passi oppure è il declivio? È lei a scegliere il ritmo o è la pendenza? La vita è senza equilibrio, a volte sgraziata, spesso ridente. Se non si ferma non crolla. Lo sai che cosa serve, per questa lunga, goffa corsa? Ci vogliono caviglie salde e fiducia nel prato. Hai paura di cadere? Corri. Hai paura di morire? Vivi. Se la lepre non si arresta, il ciclo non si chiude. Ogni stagione svanisce e diventa ricordo. 


Angela Tognolini ha scritto un romanzo vigoroso, sincero e dalla penna immacolata come i crinali delle montagne. Un romanzo che tocca tematiche dolorose come le relazioni tossiche e la perdita della propria essenza, inebriato dai colori e dagli odori della natura. Una penna incantata la sua, come la leggenda della Lepre nera, pregna di sensibilità. Non dimentichiamo che l'autrice si è occupata per diverso tempo di vittime richiedenti asilo dalla tratta degli esseri umani. 

Ringrazio la casa editrice per la copia del romanzo. 

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