Ci sono romanzi che non puoi spiegare benissimo. Devi leggerli, viverli, assaporarli. Io ci proverò eh, ma dopo aver letto il romanzo di Francesco Spiedo mi sono ritrovata un po' sopraffatta dall'agrodolce, soprattutto perché Pasquale, Enrico, Margherita sono lo specchio di ciò che io e un po' tutti noi giovani adulti siamo. E li ho capiti, percepiti, metabolizzati.
Tre cugini, una villa in campagna, una nonna novantenne e una badante. Il sole giallo limone che fa capolino in queste vite che fanno il girotondo con paturnie presenti e passate. Enrico deve moderare contenuti social e poi se stesso, Pasquale che da buon laureato in Agraria deve occuparsi di quel giardino e poi di se stesso, Margherita chiamata Margot tornata da Parigi, anche lei forse a ritrovare se stessa. Si ritrovano qui, in questa casa con troppe camere da letto e col parquet che scricchiola troppo, loro e una nonna che vede cani senza coda. Nonna Sibilla, nonna Oracolo. Un ecosistema fragile in cui a scricchiolare non è soltanto il parquet. Scricchiolano i rimorsi e i ricordi rumorosi, la rassegnazione, l'incertezza di ciò che sarà. Scricchiolano e fanno rumore nella calma apparente di una vecchia villa imbrigliata in segreti e situazioni di primo acchito ridicole. Leggerezza che si fa profondità, risate che diventano occhi umidi. La penna di Francesco Spiedo è questo, il pennello di una commedia dolceamara in cui sorridi di gusto e poi ti ritrovi preso a randellate, ma di quelle centrate proprio. Tu sorridi e poi ridi, e pensi un attimino: 'ma questa è proprio nonna', dopo ancora pensi: 'ma anch'io parlo così, e sono insofferente così', e poi, di nuovo: 'che male fa leggere di tutto ciò'.
L'ecosistema domestico è squilibrato, ma non mi aspettavo niente di diverso. Casa di nonna ha sempre goduto di un microclima tutto suo, fragile e delicato: la presenza di estranei non è mai stata ben accetta.
Un equilibrio smussato da arrivi imprevisti, quelli di una cugina non poi così conosciuta. Margherita la francese, Margherita che va via e se ne frega, Margherita che fa la sofisticata e parla il parigino irritante. Margherita che dentro si porta in dolore inarrestabile (le randellate fra le risate, ricordate). Enrico e le sue bandierine rosse per tenere a bada i frangenti melmosi dei social. Controllare e segnalare, questo è il concetto. Concimare e tagliare le erbacce, come deve fare Pasquale in quel giardino grande come un parco. Coibentare i ricordi di una giovinezza trascorsa durante la Seconda guerra mondiale, quello della nonna Oracolo/Sibilla. E dopo aver concimato che si fa? Devi comunque continuare a prendertene cura, no? Ma non sempre giungi al punto B. E cosa è a non morire mai? Sono forse i sogni, gli incubi legati a quelli frantumati e la frenesia di desideri stroncati da un apatia imperitura. Non muoiono mai certi grovigli fra familiari, e il modo in cui si cerca di nascondere un segreto che poi tornerà a galla. Non muoiono mai i ritorni, e la voglia di rifarsi rizomatici nel proprio terreno.
La vita degli altri va da un punto A a un punto B. Qualcuno è fortunato e la sua è una linea retta, qualcun altro gira a destra, poi a sinistra, ancora sinistra, sinistra destra. La vita degli altri somiglia a un percorso del navigatore in una grande città, un reticolo di incroci che portano alla meta...La mia vita somiglia al sistema radicale di una grande foresta, un insieme di radici incastrate e imbrigliate.
E quante strade e segreti ancora da scartabellare, per questi giovani adulti.
Questo libro l'ho 'bevuto' in soli tre giorni e dovreste aver capito quanto mi è piaciuto. Ho sentito sulla pelle le vite dei protagonisti, complice la scrittura fresca e la narrazione in prima persona alternata alla terza. Commedia non è assolutamente sinonimo di leggerezza ingiustificata, in questo caso. Commedia scritta in modo stupefacente, brillante, da un autore in grado di rendere lo scombussolamento dell'essere umano su carta. Leggo spesso associazioni del genere riferite al panorama editoriale e credo vada fatta una cernita. Non muoiono mai è il secondo romanzo di Francesco Spiedo pubblicato da Fandango, e dopo averlo letto mi è necessario recuperare il primo, Stiamo abbastanza bene, sempre pubblicato da Fandango.
Ringrazio la casa editrice e Riccardo Cataldi per la copia.

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