A volte il destino assume l'aspetto di un origami mal piegato, di un caleidoscopio di luci desaturate, di un buco nero però pieno zeppo di luce, di frammenti di che sempre si urtano ma che mai combaciano, di un cantiere in continua trasformazione.
Frammenti, cantieri, trasformazioni di pensieri. Cerebrale e sentimentale. Vorticoso ed ammaliante. Leggere questo romanzo è stato come fare la spola tra i pensieri frammentati della protagonista dopo aver bevuto un bicchiere di gin a stomaco vuoto, per poi fare un giro sulla ruota panoramica, e poi ancora stendersi sopra un divano molle mentre piove.
Cantiere. Cosi chiamano la propria casa fuori roma Ludovica e Cristian, il cui destino li porta a Londra per un progetto che coinvolgerà lui, ricercatore medico, ed inizierà a frammentare le certezze di Ludovica. Ma questa non è assolutamente una semplice e normale storia d'amore e di partenze, e lo capiamo immediatamente, dalla voce narrante di Ludovica, che ci porta a piè dritto in quel marasma di parole, ricordi, vuoti e sensazioni di mancamenti, interrogativi e didascalie che portano ad altri interrogativi. Si, perchè Ludovica fa questo, trascrivere didascalie sulla Piccola enciclopedia della luce. Didascalie che sulle pagine vanno ad interpolarsi alla narrazione principale che assume un andamento sempre più frenetico, nella calma di quei pensieri. E cosi ci ritroviamo dal cantiere ad una soffitta incerta di una Londra fumosa che mette in dubbio ogni postulato.
Volevo capire da dove veniva la paralisi del tempo e dello spazio che si traduceva nell'inversione dei delle cause e degli effetti. Tornavo ancora prima di partire, partivo quando ancora non ero tornata.
Ludovica che vuol essere metodica e seguire un unico piano, mentre la mente diventa ingombra dei possibili nelle mere certezze, e di un altro piano che passa fra due rette aventi un punto in comune. Il destino infondo assomiglia anche a questo, all'inaspettato che travolge e travalica il matematico. Ludoviva che scrive sempre sui quaderni delle definizioni. Il destino assomiglia ad una gatta cieca che si chiama Ombra e rende però nitidi i se e ma di Ludovica. E noi ci affezioniamo con lei, ad Ombra e Morgana, la vicina fissata con il concetto dell''omino del sapone', a Carlo, il fratello di Cristian che conosce bene il dolore, e ad ogni frammento, umano e non, che compone questa storia. Claudia Bruno ha saputo intrecciare benissimo una prosa strettamente riflessiva, ipnotica, emotivamente ricca, a scorci descrittivi che sulle pagine hanno creato vere e proprie istantanee che la sottoscritta ha visualizzato immediatamente.
Gli aeroporti di notte sono cattedrali di vetro, ci si arriva da tangenziali deserte, grandi arterie stradali che girano intorno per finirci davanti. Si fa presto a spogliarsi, passare in un campo magnetico, riappropriarsi dei cosmetici nelle buste trasparenti; si procede su tapis-roulant e scale mobili e non è mai possibile tornare indietro.
Ho visualizzato tutto. Il grigiore e la pioggia, i grattacieli e i pub, la soffitta di Cristian e Lu, il cielo che diventa blu turchino e le vetrate, i burroni e le ruote di una valigia diretta verso un nuovo cantiere. Ho sentito il ticchettio degli interrogativi di chi, da una direzione precisa, si ramifica sulle possibilità.
Sono stata la bambina allegra che si sveglia a mezzanotte in preda alla disperazione, la ragazza che parla di sè in terza persona. La mia strada è abitare l'abisso, mi ripeto, non esiste nessuno che può farlo al mio posto.
Ringrazio l'ufficio stampa di ENNE ENNE EDITORE per la copia del romanzo.
L'autrice: Claudia Bruno ha pubblicato scritti per Colla, Cadillac, Inutile, Minima & Moralia, Not, Effequ e collabora con le pagine culturali del Manifesto. Lavora come redattrice e consulente editoriale.
Serie GLI INNOCENTI
Copertina: Foto di Alexander Benz
Risguardi: George Georgiou

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