Passa ai contenuti principali

Tempo al tempo,vita alla vita.

 𝐹𝑒𝑟𝑚𝑎𝑟𝑠𝑖. ⌚



Tante,troppe volte,il giudizio della gente si è fatto spada di Damocle sulle nostre vite.

Una pressa insistente sulle testa che ci toglie il fiato e la luce del sole, e tutto questo perché siamo noi a permetterlo . E questa no,non è retorica. 

Sono stanca di questa corsa incessante. 

Stanca degli innesti dei giudizi sottopelle. 

Stanca di dover adeguare il mio ritmo ai velocisti,anche quando mi trovo dinanzi a una voragine. Il premio qual è?Una medaglia ricevuta dagli stessi? No ,grazie . Preferisco raggiungere il podio della mia gloria da sola.

'E sei fuoricorso'.

'E ti sposerai mai?'

'E perché leggi così tanto,non perdi tempo?'

Voglio fermarmi e ritrovarmi.

Assaporare gli attimi.

Smaltire i crucci piano e per bene.

Piluccare le gioie.

Impegnarmi con parsimonia.

Voglio vivere secondo il mio tempo.

Perché io non sarò mai una velocisti,meno che mai tramite imposizione.

Commenti

Post popolari in questo blog

Genocidio - Rula Jebreal

  Ci sono modi di dire che vorrebbero ammonirci spesso,  preconfezionando frasi e facendoci ingurgitare supposizioni che pensiamo diventare convinzioni.  'Le parole se le porta via il vento', questo è uno di quei detti. Quante volte lo abbiamo sentito? Quante volte abbiamo  No, le parole non se le porta via il vento.  In casi isolati, forse. Le parole diventano armi, uccidono e smembrano. Le parole radono al suolo, diventano una fucina di odio e devastazione.    I genocidi non prendono le mosse dalle uccisioni di massa. I genocidi iniziano con le parole: parole degradanti, disumanizzanti; parole che tolgono dignità. Iniziano con le discriminazioni razziali, etniche, religiose e di genere; con l'intolleranza e la propaganda di odio verso le altre identità; parole che giustificano e normalizzano la violenza. Che si insinuano nei discorsi quotidiani fino a trasformarsi in incitamenti espliciti allo sterminio contro un intero gruppo di persone. Lo scrive l...

Ogni singola assenza - Elisabetta Mongardi

  Privati dei loro proprietari, gli oggetti erano un museo sconclusionato. Nessuno, da solo, sarebbe riuscito a raccontare una storia, dunque era così che andavano accolti, come un agglomerato di singolarità scollate dalla ragione per cui erano state acquistate, raccolte, salvate, portate a casa e poi dimenticate sugli scaffali. Una costellazione che evocava un passato generico, senza contorni né punti d'appiglio, in cui vagare come chi fa il morto in acqua.  Certe sensazioni, odori, memorie resteranno sempre parte di noi. Su questi si ergono prepotentemente storie che non cesseranno mai di esistere nonostante malattie e la cessazione di una vita, o più di una. Parti del tutto che da sole, forse, sembreranno essere inconsistenti e che riunite andranno a costituire altre storie. Ognuno di noi resta una parte di quel tutto, la cui assenza e presenza ridisegnano memorie e costellazioni.  Le costellazioni sono ritornano sempre nell'esordio vigoroso di Elisabetta Mongardi per ...

Recensione Le portatrici di Jessica Schiefauer

Nel momento in cui leggo un distopico la mia mente è già diretta verso un conclave di riflessioni che probabilmente ne scaturiranno. Perchè un buon distopico è questo che in  realtà deve fare. Deve portare a riflettere, interrogarsi, confrontarsi, porre accenti spinosi su altrettante questioni spinose. Non è soltanto fantascienza o mera costruzione di fiction, è un altro sguardo sulla realtà quello che stiamo leggendo, sono questioni anche legate alla nostra realtà quelle che stiamo scarnificando, e vi sono legate in maniera netta. Il distopico scritto da Jessica Schiefauer tutto questo l'ha fatto e anche bene.  DALLA SINOSSI  Il Morbo ha devastato il loro mondo per generazioni, e ha costretto la popolazione a separarsi secondo linee di genere: la società è riservata alle donne, note come “portatrici”, mentre gli uomini, i “diffusori” della malattia, sono tenuti in quarantene a prova di fuga.Se una portatrice entra in contatto fisico con un diffusore, la malattia si svilu...