Vi siete mai sentiti completamente al di fuori di ogni logica? Oltre a sentirvi fuori posto. Avete mai fantasticato sulle storie che avete letto, sulle canzoni che avete ascoltato e che continuate ad ascoltare mentre avreste dovuto gestire situazioni razionali? Vi siete mai posti così tante domande e avete mai colto l'ago nel pagliaio mentre tutti gli altri erano intenti ad osservare l'elefante nella stanza? In poche parole...vi siete mai sentiti strani, ma non strani 'rumorosi'? Siete mai stati bullizzati e avete avuto piena consapevolezza di tutto quel che stava accadendo, piena lucidità e magari avete pensato di sbagliare, continuando a farvi tante pippe mentali, ma poi va bene cosi? Di quelli che comunque fanno il loro mentre tutto continua ad arrovellarsi nel cervello e il mondo continua ad essere amplificato.
Massimiliano, il protagonista del romanzo di formazione 'Mio nonno spaccia' scritto da Alessandro Raschellà - edito da Catartica edizioni, collana In Quiete - è proprio uno di quelli che colgono sempre tanti aghi nel pagliaio. E questo è uno dei romanzi più belli e vivi pubblicati negli ultimi mesi. Vivi, irriverenti, sagaci che non le mandano a dire e si, anche dolci.
SINOSSI
Massimiliano vive con i suoi nonni in un piccolo paese di montagna della Calabria, dopo aver perso i genitori in un incidente stradale. Ma quella che condivide con loro non è una famiglia come le altre: il nonno spaccia marijuana, la fuma insieme alla nonna e manda il nipote a consegnarla in giro per il paese. In questo microcosmo sospeso tra incoscienza e marginalità, Massimiliano cresce in solitudine, circondato da adulti sempre sballati. Dopo anni di immobilità e apatia decide di partire. Prima il sud dell’Inghilterra, poi Liverpool, dove sceglie di restare e ricominciare. Qui stringe per la prima volta legami autentici, costruendo amicizie che gli erano sempre mancate e ampliando il suo microcosmo in un modo che, da adolescente, non avrebbe mai immaginato.
Massimiliano conosce bene i lutti e le mancanze, soprattutto le proprie. E conosce anche tutto quello che ancora vorrebbe scoprire su sè stesso mentre nel piccolo universo in cui vive si verificano robe strane, ma poi non troppo. Mentre Massimiliano continua a porsi domande sulla propria vita e sulle stranezze del mondo, suo nonno continua a coltivare erba, la nonna se la fuma ascoltando programmi radiofonici desueti e lui continua a trasportarla fra i libri che gli passa don Fabio. Osserva tutto, e riflette. sviscera comportamenti e poi prende una decisione. Quei nonni strani e li ama e li odia, e non c'è mai una fissità tra questi stati d'animo.
Massimiliano che non ha mai sentito di avere amici veri e tenta le trasformazioni di quei ragazzini che si ritrova alle feste di compleanno in veri amici, ma c'è sempre qualcosa che non va. Massimiliano che ama la natura e che sente forte l'umiliazione di essersi sempre sentito fuori posto, mentre continua ad amare la natura e si stupisce di ogni cosa; come i fiori che sbocciano e l'impasto di terra nel giardino calabrese prima di partire per Liverpool. Liverpool- Calabria - la vita fuori e la vita in un paesino retto sulle religioni. Lui e la purezza - lui e il sesso - lui e Lee, l'amico di cui scoprirete. Pianti grandissimi e risate altrettanto grandissime. Questo romanzo è potente proprio perchè è vero e non si polarizza mai in un'unica direzione. L'autore è stato bravissimo a mettere sul piatto le grandi ipocrisie con humour intelligente, acume vero; e narrando, sempre attraverso la voce del protagonista, le sfumature di un'umanità denudata di sovrastrutture. Vi ritroverete a ridere come matti mentre leggerete di botta e risposta sul colore della pelle di Gesù, su Radio Maria (a proposito, ve la ricordate?), sulle battutacce che vedono protagonisti loro, i nerd. Nel frattempo piangerete come bambini - con lacrimoni tipo cascatelle - mentre i pensieri di Massimiliano sull'amore diventeranno anche i vostri. E poi rimetterete su Let Down dei Radiohead e anche voi ricorderete quell'episodio dei Simpson in cui Homer ha un bel pennarello nel cervello. Anche voi vi indignerete con lui sull'andazzo che sta prendendo il cinema e vi stuferete, preferendo magari un bel film d'autore. Oppure è ciò che avete fatto. Noi millennials lo continuiamo a fare.
Alessandro mi ha raccontato alcune curiosità sul romanzo. Di seguito l'intervista.
Alessandro il tuo è un romanzo di formazione che non le manda a dire,estremamente sincero e un concatenamero di irriverenza, momenti altamente tragicomici, riflessivi e densi di emozioni. Ci racconti della suagenesi e della scelta di pubblicare con Catartica?
'Il libro è nato da un paio di idee che avevo da tempo. La prima era il titolo, volevo “Mio nonno spaccia” per dare una continuità al mio primo romanzo, “Mia nonna fuma”, che è anche il nome con cui mi identifico sui social e sul mio blog. Mi piaceva l'idea di partire da questo titolo per costruire un romanzo di formazione pulp (l'altra idea che avevo in mente). Quando dico pulp penso a quel tipo di narrativa e di cinema che mi ha appassionato attraverso autori e artisti come Quentin Tarantino, Chuck Palahniuk e tanti altri. Volevo prendere elementi come la droga, il sesso e in generale situazioni estreme, portarli quasi al grottesco e usarli non solo per provocare, ma per raccontare la crescita del protagonista, quello che gli succede e il modo in cui cambia. In realtà, anche se la storia è quasi completamente inventata, dentro ci ho messo tantissimo di mio, emozioni e sensazioni personali. Ovviamente non significa che quello che accade sia successo davvero. L'unica cosa che ho cercato di rendere il più possibile realistica sono le descrizioni dei luoghi, perché per me era importante che gli ambienti fossero credibili e riconoscibili.
Catartica Edizioni l'ho scoperta mentre cercavo una casa editrice indipendente e alternativa (sono quelle che preferisco da lettore). Dico con sincerità che li ho contattati senza aver letto nulla di loro (cosa che non faccio mai). Però avevo la sensazione che potessero essere la casa editrice giusta per questo libro. E devo dire che mi ritengo fortunato, perché poi quella sensazione si è rivelata corretta. Stanno lavorando veramente bene e soprattutto seguono l'autore in tutto il percorso di realizzazione del romanzo, non soltanto nella pubblicazione. Nel frattempo ho iniziato a leggere anche altri loro libri e mi stanno piacendo molto, quindi sono ancora più contento di averli contattati.'
Il tuo protagonista, Massimiliano, cresce in Calabria in una realtà in cui non risulta sempre facile esprimere se stesso. Dalla Calabria, poi, giunge a Liverpool e scopre un nuovo macrocosmo. Tu sei un Professore associato a Liverpool, hai conseguito un dottorato in comunicazioni wireless e le tueorigini sono calabresi. Quanto di te c'è in Massimiliano?
'Nei protagonisti dei miei libri c’è sempre tanto di me. Parto quasi sempre da luoghi reali che conosco, da emozioni che sento mie e da esperienze di vita che ho vissuto. È un modo per riuscire a rendere più credibili i miei personaggi, anche quando, come nel caso di Massimiliano, la storia e il personaggio sono completamente inventati. Poi ci sono le componenti pulp, che mi permettono di esasperare e romanzare i personaggi e le situazioni, e soprattutto di rendere (spero) la storia più divertente.'
'Non conoscevo Fuhrman, quindi sicuramente andrò a cercarlo. Io sono cresciuto leggendo soprattutto gli autori della Beat Generation e della cosiddetta letteratura sporca. Tra questi Bukowski è sicuramente quello che mi ha influenzato di più e che considero ancora oggi uno degli autori che mi hanno ispirato maggiormente. Nel mio modo di scrivere però, sento anche una forte influenza di Chuck Palahniuk, che ho già citato, e della corrente letteraria della Gioventù Cannibale, nata in Italia negli anni ’90 e che adoro, con quella componente di violenza pulp di cui parlavo nella prima risposta, che mi interessa molto perché mi permette di portare certe situazioni all’estremo, giocando tra il grottesco, il disturbante e, spero, anche il divertente.'
Sul tuo blog letterario, Mia nonna fuma, leggiamo che Mio nonno spacciaè il primo capitolo della 'Trilogia di Liverpool', pubblicato appunto da Catartica dopo diversi anni di revisioni e scrittura. Si evince subito il lavoro che è stato portato avanti anche per i numerosi riferimenti alla cultura cinematografica, musicale, letteraria perfettamente incastonati alla storia. E si evince anche lo spirito critico (il cinema come 'fast cinema' etc. ma non spoilero nulla) Molti millennial piangeranno e rideranno leggendoti. Queste scelte erano già presenti in fase embrionale o sono cambiate in corso d'opera? Raccontaci un po' come è avvenuto il processo creativo
'Le citazioni musicali e cinematografiche sono un’altra fonte di ispirazione e fanno parte di quella cultura pop degli anni 80 e 90 in cui sono cresciuto. Quando ho iniziato a pensare che avrei voluto scrivere, avevo già in mente di inserire una sorta di colonna sonora nei miei libri. La musica per me è sempre stata fondamentale e mi piace l’idea che possa accompagnare anche la narrazione. Ma le citazioni non sono soltanto un omaggio alle mie passioni. Mi piace anche l’idea di far scoprire ai lettori più giovani alcune opere importanti di un periodo che, secondo me, ha avuto una produzione creativa impressionante, sia dal punto di vista musicale che cinematografico. Quindi, se attraverso un mio libro qualcuno che oggi pensa che i film Marvel siano il massimo della cinematografia va poi a scoprire cosa erano quelli che noi consideravamo veri capolavori, per me è già una piccola vittoria. Sulla musica, invece, preferisco non iniziare nemmeno, perché altrimenti rischierei di dilungarmi per ore!'
Scrivi da diverso tempo affiancando la scrittura alla professione in ambito STEM. I tuoi 'cavalli di battaglia' hanno tinte grottesche, pulp, distopiche. Puoi spoilerarci qualcosa riguardo ai prossimi progetti?
'Ti dico volentieri che dopo quattro romanzi di formazione (di cui uno con delle tinte distopiche) in questo momento sto lavorando a una raccolta di racconti. Sono ispirati a una serie televisiva che adoro, ma non voglio ancora dire quale sia. Diciamo che preferisco lasciare un po’ di mistero e sperare di incuriosire i miei lettori.'

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